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IL PAESAGGIO E' UNO STATO D'ANIMO - La gatta di Montaigne

  Se il paradiso è la metamorfosi continua, uno degli ospiti - non fissi, ma assai probabili - che potremmo incontrarvi potrebbe essere Michel de Montaigne,vissuto tra il 1533 e il 1592 nella Francia sud occidentale, nella grassa e pacifica terra del Périgord, dove la Garonne si muove lenta e sinuosa tra colline e campi così fertili che l'uomo preistorico la scelse per il suo primo insediamento in Europa e dove quel paesaggio riflette la mente di uno degli esseri più illuminati e generosi del nostra Europa che vi nacque all'epoca della scoperta dell'America.
  Magistrato,sindaco di Bordeaux durante le tremende guerre di religione, ne uscì indenne e più saggio, miracoloso esempio di tolleranza vissuta nelle peggiori condizioni politiche e sociali, e di sana condotta di vita. Era anche un uomo  molto vivace : come sindaco, in mezzo alla guerra andava a ispezionare l'orfanatrofio per vedere se i bambini erano tenuti bene, e aveva a ridire sulla pulizia delle balie; ottimo magistrato, rifiutava la tortura che era prassi negli interrogatori; uomo di corte, andò a conoscere i primi "selvaggi" portati dal Nuovo Mondo; e una grande passione per la conoscenza lo spingeva a percorrere chilometri di cultura antica nella torre semplice e massiccia del suo castello. La celebre torre alta sulla collina verdissima, abitata solo da una poltrona, un tavolo, e migliaia di libri di autori classici, le cui parole, non contento di meditare e incastonare come perle e coralli nel mare del suo saggio- autobiografia, Montaigne incideva sulle travi del soffitto nella sua stanza.
  Quelle frasi sono ancora là; qualcuna cancellata all'inizio, perché ogni tanto il signore ordinava che fossero tolte per far posto a qualche nuova sentenza che gli aveva parlato in modo più persuasivo nel suo eterno peregrinare intorno alle esplorazioni del buon vivere. E gli fornivano esempio al suo cercare non solo Seneca, ma anche la gente intorno a lui, dall'illustre Monsignor di Monluc alla ragazza del villaggio vicino, ai viaggiatori  che avevano solcato l'oceano..
  La sua è un'epoca in cui comincia a svanire la tranquilla fiducia nell'uomo che abitava il primo Rinascimento: le guerre di religione, fratricide e folli, gli sottraggono l'ottimismo e l'entusiasmo nella vita sociale e politica, da cui dunque si ritira, ma non lo privano del suo spirito rivoluzionario e critico sul piano personale: egli esamina il mondo e se stesso osservando, ossia vedendo senza pregiudizio, dubitando e analizzando il sui io così comune e, al tempo stesso, così straordinario.
 Lo smarrimento della fiducia classica nell'uomo lo porta a ragionare sull'intelligenza degli animali e sulla loro superiorità; a lodare i popoli primitivi appena scoperti, ancora vicini a "nostra madre natura, tutta buona e giusta"; a ritirarsi nei piaceri della solitudine, a compiacersi, anche, di se stesso.
  Uomo sul declino di una grande civiltà, sa evitare i due grandi scogli, il risentimento e il pessimismo cosmico, per affermare alcuni valori positivi, universali, che fanno di Montaigne da quattrocento anni uno dei poli di consolazione per chi cerca un conforto vero oltre che un insegnamento di saggezza e un intrattenimento culturale di somma qualità.     
  Ecco dunque  alcune buone ragioni per restare vicino a lui anche nella nostra impaurita epoca. Montaigne tiene infatti cari questi valori:

- l'indipendenza. "prestarsi agli altri, ma darsi solo a se stessi"
- la natura dolce guida: tutti gli esseri hanno uguali possibilità di raggiungere la felicità - ma ciascuno a suo modo e secondo la propria natura - " il grande e glorioso capolavoro dell'uomo, è di vivere in pace e in armonia con se stesso e con i suoi"
- l'esplorazione: il trovarsi mano a mano diverso in questo mondo in movimento perenne, è fonte di felicità
- l'accettazione del valore che l'imperfezione ha per l'uomo, da cui il suo stesso stile "noncurante e fortuito", la sua "meravigliosa grazia a lasciarsi così oscillare al vento, o a sembrarlo"
- l'educazione scolastica illuminata e generosa: nello studio deve esserci un maestro con la testa non molto piena, ma molto ben fatta, e i giochi, gli esercizi, e tutte le nove Muse
- l'amicizia, con le pagine eterne e commoventi sul suo affetto per Etienne La Béotie
- la salute:"la santé, par Dieu! "
- la bontà dei semplici e dei popoli primitivi: " non vi è nulla di barbaro e di selvaggio in quel paese, se non che ciascuno chiama barbarie ciò che non è suo costume"
- il viaggio
- la ricchezza reale delle nostre risorse
- lo spirito compassionevole e l'amore per gli animali: vediamo, sentiamo cosa dice Montaigne su questo: "Non ho mai potuto vedere senza dispiacere inseguire e uccidere una bestia innocente, che è senza difesa e dalla quale non riceviamo alcuna offesa. E come accade continuamente che il cervo, sentendosi senza fiato e senza forza, non avendo più altro rimedio, si rimette e arrende a noi stessi che lo inseguiamo, chiedendoci grazia con le sue lagrime, gemente e insanguinato, questo mi è sempre sembrato uno spettacolo molto spiacevole. Non prendo mai una bestia viva cui io non ridia la libertà. Pitagora le comprava dai pescatori e dagli uccellatori per fare lo stesso. Le nature sanguinarie nei riguardi delle bestie testimoniano di una propensione naturale alla crudeltà.
  C'è un certo rispetto, e un generale dovere d'umanità , che ci lega non solo alle bestie che hanno vita e sentimento, ma agli stessi alberi e alle piante. Noi dobbiamo la giustizia agli uomini, e la grazia e la benignità alle altre creature che ne possono essere capaci. C'è qualche relazione tra esse e noi e qualche obbligo reciproco. Io non temo affatto di dichiarare la tenerezza della mia natura per cui non posso rifiutare al mio cane le feste che mi offre fuor di luogo o che mi domanda.
  L'uomo si eguaglia a Dio, si attribuisce le condizioni divine, sceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, assegna le parti agli animali suoi fratelli e compagni. Ma come può egli conoscere i moti interni e segreti degli animali? Da quale confronto da essi a noi deduce la bestialità che attribuisce loro?
  QUANDO IO GIOCO CON LA MIA GATTA, CHI SA SE ESSA NON FACCIA DI ME IL SUO PASSATEMPO PIU' DI QUANTO IO FACCIA CON LEI? 
  Sia fatta notare la parità che c'è tra noi e le bestie. Noi abbiamo una certa comprensione del loro sentimento, così le bestie del nostro, pressappoco allo stesso modo. Esse ci lusingano, ci minacciano e ci cercano; e noi, loro.
  Del resto, quale nostra facoltà non troviamo nelle opere degli animali? Le rondini, che vediamo al ritorno della primavera frugare tutti gli angoli delle nostre case, cercano forse senza giudizio o scelgono senza discernimento, fra mille posti, quello che è loro più comodo per alloggiarvi? E, in questa bella e ammirevole tessitura della loro costruzione, gli uccelli potrebbero servirsi piuttosto di una forma quadrata che di un angolo dritto, senza conoscerne le proprietà e gli effetti? Prenderebbero essi ora acqua, ora argilla, se non credessero che la durezza si fa molle inumidendola? Rivestirebbero di  muschio o di piume il loro palazzo, se non prevedessero che le membra tenere dei loro piccoli vi staranno più mollemente e con maggiore comodità? Riposerebbero essi dal vento piovoso, e farebbero il loro nido a oriente, se non conoscessero le proprietà differenti di questi venti e non considerassero che l'uno è per loro più salutare dell'altro? Perché il ragno ispessisce la sua tela in un punto e l'allarga in un altro? Si serve ora di questo tipo di nodo, ora di quello, se non ha facoltà di scelta, e di pensiero, e capacità di concludere? Quanta eccellenza hanno gli animali su di noi. Noi non siamo né al di sopra, né al disotto del resto: tutto quello che è sotto il cielo, dice il saggio, è sottoposto a una legge e fortuna simile". (da Michel de Montaigne, Essais, II,12, traduzione di L.M. in "Montaigne. La torre del filosofo, BUR Rizzoli, Milano 1994)



La rubrica di Luciana Marinangeli per Il Respiro

Data: 17/05/2010
Autore: LUCIANA MARINANGELI
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