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IL PAESAGGIO E' UNO STATO D'ANIMO - Gli alberi sono misteriosi
Albero della strega, Federica Galli - acquaforte, 188 mm x 200 mm

  Ti racconterò, lettore, una storia gentile che riguarda gli alberi e attraverso di essi le possibilità
di impegno civile sempre alla portata delle nostre mani, e la misteriosa, immediata risposta positiva
che all'impegno civile spesso fa eco.
  In un torrido pomeriggio di Ferragosto, in una grande città vuota dei suoi abitanti, le uniche due inquiline rimaste in un palazzo decidono di scendere in strada perché hanno notato un bruttissimo enorme chiodo, arrugginito, conficcato nel tronco di un bel tiglio del viale. Il ferro arrugginito, si sa, produce nei tronchi una ferita come se fosse nella carne di un uomo; la parte viva dell'albero è proprio sotto la corteccia, non al centro del tronco; è importante togliere il chiodo, e medicare lo squarcio con l'argilla. Ma soprattutto togliere il ferro.
  Detto fatto, le due scendono, e una, constatando la grossezza del chiodo, dice, come fra sé: "Ci vorrebbe una tenaglia". E chi esce da un portone alle tre del pomeriggio di Ferragosto a Roma? Un uomo con una tenaglia in mano.
  Una delle due donne gli si avvicina e gli dice: "Scusi, mi impresta la tenaglia? Ne abbiamo bisogno per levare un chiodo dall'albero". L'uomo, senza dir parola, le dà la tenaglia; sta a guardare mentre estraggono il chiodo; si riprende la tenaglia e se ne va: così, come fosse la cosa più naturale del mondo. Se non ci fossero due testimoni, di cui una è l'importante dottoressa Armanda Salvatori, non ci crederemmo, no? Parente dello sconsiderato, e l'insensatezza che aveva conficcato il chiodo nell'albero era, da giovane, Alfonso Alessandrini, comandante del Corpo forestale italiano.
  Era cresciuto nel mito antivitale - perché la vita è durata e anche vecchiaia - della giovinezza. Egli stesso narra come avvenne la sua conversione, la sua illuminazione: quando era giovane, nel mondo scientifico ufficiale forestale il grande albero vecchio veniva visto come albero secco, ingombrante perché non produceva frutti. Perciò, quando la zia di Rovereto gli chiese che cosa fare della vecchissima quercia di rovere - che si diceva avesse visto Garibaldi - perché pareva secca, lui, da giovane efficientista, ordinò che senz'altro la tagliassero. Ma, tagliato l'albero, sentì di colpo un grandissimo vuoto: si accorse che l'albero gli mancava. Gli mancava il grande tronco rugoso cui si affacciavano piccoli musi misteriosi, le tante creature che nascono e vivono lì; gli mancava l'immensa fronda sotto cui stava raccolta "l'oselera", il capanno del bosco veneto; gli mancava la grande nuvola dell'immensa chioma che era abituato a vedere dall'alto del suo elicottero durante i sorvoli di ricognizione e che gli appariva da lassù come una dimensione di confine fra il cielo e la terra, ma più morbida e spirituale della terra, poiché l'albero è una creatura ascendente per far salire l'uomo.
  Tagliata la quercia, sentì il suo vuoto e l'insensatezza della norma che aveva applicato. Da allora, come raccontò lui stesso, ha fatto penitenza, favorendo una nuova e profonda visione degli alberi e promuovendo iniziative concrete di importanza mondiale, come il censimento degli alberi secolari e delle foreste ed esportando questa novità del mondo scientifico anche in altre parti del mondo: dopo la pubblicazione dei due splendidi enormi volumi sui Patriarchi, gli alberi monumentali italiani (Edizioni Abete, Roma 1989) gli altri paesi stranieri hanno cominciato a censire i loro monumenti vegetali e ne hanno inviato le loro liste.
  Alfonso Alessandrini è stato un esempio di eroe civile quotidiano, colui che opera non chiuso nella sua specializzazione e nel suo ruolo pur di grande prestigio e potere, ma ben consapevole che di tutto bisogna avere la visione più complessa possibile, che bisogna tenere presenti tutte le ottiche con cui è possibile avvicinarsi alla realtà compreso il nostro cuore, la nostra empatia, la nostra fantasia, oltre alla testa. Abbiamo bisogno di programmi nuovi dove siano presenti anche l'intuizione e la fantasia. E non solo azione bisogna portare: come dice Julien Gracq:
Quante mani per trasformare il mondo,
e così pochi occhi per contemplarlo!
 
E come dice Michel Serre in un libro appena uscito ("Tempo di crisi", Boringhieri, Torino 2010) il senso della crisi mondiale in cui viviamo è che l'era della sola economia è finita e che la strada nuova è l'unione della testa e del cuore, la strada nuova per ogni donna o uomo è lanciarsi con coraggio, con la propria testa e il proprio cuore, in qualche rivoluzione dolce come lo furono l'invenzione della scrittura, della lettura e oggi del computer, e la protezione di chi non si protegge da solo, uomo, animale, albero, terra, sasso, acqua.
   Questa nuova, complessa ottica, è quella di mettere insieme arte e cultura e scienza, vedendo nel caso degli alberi non solo il fatto biologico, scientifico, economico, ma anche quello estetico, culturale. E' una saldatura importante per chiunque soffre di fronte a troppi dualismi inutili. Non dobbiamo scegliere tra albero bello oppure albero utile, la parola giusta è: “bello e utile”.
 Come tutti quelli che hanno un'idea nuova, Alessandrini all'inizio è stato assai discusso; ora, sono tutti allineati con lui: come dice Hobbes, le idee nuove passano sempre per tre fasi: nella prima, sono derise; nella seconda, discusse; nella terza, accettate da tutti. E così è stato. Qualche nuovo mito deve sorgere, e chi può crearlo se non dei matti come noi, che però siamo tanti. Una volta Alessandrini portò cinque persone nel bosco: un botanico, un naturalista, un architetto, un forestale e un filosofo. Il botanico dava i nomi agli alberi: "Questo è un Hylex, questo un quercus": sistematizzava.
 Il naturalista: "Ecco un imenottero,un dittero, un fungo". L'architetto, che doveva aver letto Chateaubriand e Madame de Stael: "Vedete la chioma, la colonna del tronco". Il forestale: "Osservate questo tronco, buona calatura, è ben dritto". Il filosofo: "Ah, che atmosfera, che habitat, che varietà, che sensazione, che tonalità di colori!". Commento di Alessandrini: "LUI ha capito l'ecosistema, gli altri gli elementi". E anche a ragionare in termini puramente economici, di costi e benefici, COSA VALE, quale mai enorme stima bisogna fare di una passeggiata nel bosco, nel giardino pubblico, nel viale alberato?
  In Giappone i bambini vengono condotti ogni anno ad ammirare la colorazione autunnale del viale di Ginko Biloba vicino al Palazzo Imperiale di Tokyo: raccolgono i bellissimi ventagli di foglie bilobate e le compongono in mazzetti che tengono gelosamente in mano: gli è stato detto che quell’albero è sacro, perché ha resistito alla bomba atomica di Hiroshima: con quelle foglie viene trasmessa ai bambini la fiducia, il senso della forza della natura di cui loro stessi fanno parte.
  Siamo avvolti in una rete meravigliosa di cui gli alberi sono testimoni visibili.
  Di questa rete parlerò in una conferenza aperta al pubblico il 5 giugno a Roma nella Libreria "Bibli" di via dei Fienaroli 27/29 alle ore 11.
  Mi farà piacere incontrarti, o lettore.

 

La rubrica di Luciana Marinangeli per Il Respiro

 

Data: 31/05/2010
Autore: LUCIANA MARINANGELI
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