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MANUALE DI CONVIVENZA - Cuccioli selvatici e comportamenti da adottare (II puntata)
Andrea Brutti e' esperto di tutela degli animali selvatici ed e' consulente di diverse associazioni animaliste nazionali; ha contribuito alla creazione del Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU di Roma che ha gestito per 10 anni

  Nella puntata precedente abbiamo parlato di come in questo periodo possa accadere a chiunque di trovare un cucciolo in difficoltà o un giovane volatile non ancora in grado di volare. E’ necessario quindi essere preparati, per rispondere alla fatidica domanda “lo prendo oppure lo lascio dov’è?”.
  Abbiamo visto che la maggior parte degli uccelli esce molto presto dal nido, considerato un luogo pericoloso perché esposto ai predatori, e si disperde nell’ambiente circostante. Alcuni piccoli seguiranno i genitori, altri si nasconderanno ed aspetteranno il loro ritorno, tutti impareranno a destreggiarsi e a conoscere i segreti ed i pericoli della vita selvatica.
 
Al contrario di quel che potremmo essere indotti a pensare, i genitori di molte specie selvatiche sono estremamente protettivi nei confronti della prole, e arrivano ad affrontare apertamente i predatori mostrandosi aggressivi e pericolosi.
 Tra gli uccelli che vivono in città, la cornacchia grigia è quella che si dimostra più agguerrita nel difendere i propri piccoli: vola a gran velocità vicino al presunto predatore, come se volesse attaccarlo realmente, gracchiando a gran voce. Spesso i giornali riportano casi di corvidi che hanno attaccato i cittadini che, inconsapevolmente, si sono avvicinati troppo al piccolo o al nido. In questi articoli si tende sempre ad esaltare il lato allarmistico della notizia senza descriverne attentamente le motivazioni e senza spiegare che, come avviene spesso in natura, in realtà non si tratta di una aggressione ma solo di una manifestazione, di una sorta di “recita” che ha l’obiettivo di allontanare il predatore, e che solo in rarissime occasioni si trasforma in un vero e proprio attacco.
  Non è certo interesse della cornacchia quello di “assaltare” un nemico molto più forte di lei, come l’uomo, rischiando la propria vita e, di conseguenza, anche quella del piccolo che rimarrebbe senza genitore. Meglio, quindi, simulare un attacco e spaventare l’aggressore!
  Le cornacchie costituiscono uno dei pochi esempi di uccelli che vivono in gruppi organizzati in gerarchie sociali ben definite: in caso di allarme intervengono tutte a supporto del genitore, gracchiando e volando nelle vicinanze, sempre con l’obiettivo di spaventare e quindi allontanare l’intruso o il predatore. Quindi, se osserviamo un piccolo di cornacchia a terra e sentiamo gracchiare, oppure notiamo dei voli piuttosto “agitati” di altri esemplari, cambiamo direzione: in questo modo, il genitore potrà occuparsene con tranquillità vedendo allontanarsi il presunto pericolo. Dobbiamo tener presente tra l’altro che i piccoli di cornacchia non sono prede facili per un gatto!
  Un altro volatile che vive in ambiente urbano e che potrebbe creare qualche problema di convivenza è il gabbiano reale. Questo splendido uccello ha da qualche tempo rinunciato all’ambiente tipicamente marino in favore di quello urbano, in quanto vi trova molto più facilmente cibo – rappresentato dai nostri rifiuti - e una gran quantità di spazi idonei alla nidificazione. Tra questi, i terrazzi e i tetti delle nostre abitazioni: agli occhi del gabbiano, i palazzi sono pareti rocciose che si prestano perfettamente come siti di riproduzione.
  I pulcini di questa specie, al contrario di quelli di molte altre, sono già ricoperti di piumino al momento della nascita e possono camminare nelle vicinanze del nido. Quando crescono a sufficienza, si allontanano e scendono a terra e possiamo osservarli molto facilmente nelle nostre piazze, anche assieme ai piccioni. Sono riconoscibili dal loro piumaggio screziato, e pur essendo giovani non sono assolutamente abbandonati a se stessi. I genitori, in questa fase, si avvicinano raramente al piccolo il quale è ormai praticamente autonomo, almeno dal punto di vista alimentare: è bene, quindi, non intervenire.
  Se hanno nidificato nel vostro terrazzo, tranquilli: di solito il tutto si risolve nel giro di pochissimi giorni, e in più avrete il privilegio di conoscere i comportamenti di questo nucleo famigliare che, in fondo, non è così diverso dai nostri. Meglio comunque non uscire all’esterno in questo breve periodo, perché, come abbiamo visto per le cornacchie, le mamme gabbiano sono altrettanto decise a difendere il proprio piccolo.
  Ricordiamo inoltre a chi fosse preoccupato per l’igiene e le infezioni, che non esiste nessun caso scientificamente provato di trasmissione diretta di malattia tra gli uccelli e l’uomo, e che la rimozione dei nidi e dei piccoli è un reato ai sensi della legge 157/92 sulla protezione della fauna selvatica.
 
Inoltre, sarebbe veramente un atto deprecabile mettere a repentaglio la vita dei piccoli attraverso comportamenti errati, come ad esempio prenderli senza che esista una reale necessità o un’emergenza: la tutela della famiglia e dei cuccioli di ogni specie è un obiettivo importantissimo, anche per noi.


La rubrica di Andrea Brutti per Il Respiro

 

Data: 15/05/2011
Autore: ANDREA BRUTTI
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Andrea Brutti e' esperto di tutela degli animali selvatici ed e' consulente di diverse associazioni animaliste nazionali; ha contribuito alla creazione del Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU di Roma che ha gestito per 10 anni 
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