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EmergenzaSalviamo Colle della Strega dal Cemento
Ampliamo il Parco dell'Appia Antica inserendo Colle della Strega ed il Fosso della Cecchignola
Salviamo Colle della Strega dal Cemento

Il super-parco dell' Appia Antica, cioè l' ampliamento del parco archeologico e paesaggistico più famoso del mondo, varato il 9 settembre 2005 dalla giunta regionale del Lazio, era il grande sogno di Antonio Cederna, firma storica dell' ambientalismo italiano. E ora, resta ancora un sogno, perché dopo il “caso Marrazzo”, il consiglio regionale – l’organo che doveva approvare definitivamente la proposta di ampliamento - si è sciolto, spezzando così in un sol colpo le speranze di migliaia di cittadini in attesa, da tempo, dell’approvazione di tale provvedimento.  Un proposta che avrebbe consentito di annettere al parco storico e di tutelarli per sempre, 1500 ettari di verde in più: dai castelli alla Caffarella, da Tor Fiscale al Fosso della Cecchignola e Colle della Strega.
Un’estensione che sarebbe fondamentale – ed ancora auspicabile - per l’esistenza stessa del Parco dell’Appia Antica, stretto da una crescente urbanizzazione che ne soffoca il respiro…! Dunque, la battaglia non finisce qui: lanceremo un Referendum regionale – con qualsiasi maggioranza che si insedierà alla Regione Lazio dopo marzo – per riproporre il provvedimento del 2005, perché crediamo che sia giusto nei confronti dei cittadini e di “tutti” gli essere viventi che insistono sulle aree verdi da tutelare. Impossibile? Siamo abituati a tutto e l’esperienza ci insegna che non dobbiamo mai demordere…
Infatti, quando iniziai nel 2000 insieme ad altri cittadini la battaglia per salvare il polmone verde del Fosso della Cecchignola e del Colle della Strega dall’edificazione di 72 mila metri cubi e da due tangenziali distruttive ed inquinanti, non avrei mai pensato di avere una chance del genere: inserire il corridoio biologico di 168 ettari del fosso della Cecchignola nel parco dell’Appia Antica! Il fosso della Cecchignola è un eco-mosaico a sud della Capitale e prima del GRA, un polmone verde ricco di biodiversità, con 20 ettari di bosco, stretto tra diversi quartieri sul quale “affacciano” 25 mila residenti ed è l’elemento di raccordo naturale tra il parco dell’Appia Antica e la Riserva Laurentino Acqua Acetosa.
Al momento del varo dell’associazione avvenuto circa 10 anni fa, non era facile immaginare che il sogno di Antonio Cederna coincidesse con il nostro, visto che potevamo contare soltanto su tre cittadini! (ora siamo molti di più).
E da quel giorno tanta strada è stata fatta: manifestazioni, assemblee, analisi e studio della documentazione urbanistica, comunicazione con le istituzioni, esposti, denunce, tre interrogazioni parlamentari, dialogo incessante con i cittadini, scioperi della fame. Il tutto, culminato con la delibera di iniziativa popolare, una raccolta, in meno di tre mesi, di oltre 16 mila firme di cittadini romani. Tanti articoli sulla stampa e sulle TV nazionali e locali con diverse adesioni di associazioni nazionali ambientaliste e territoriali ma anche giornalisti e addetti ai lavori. Insomma la proposta di ampliamento del parco dell’Appia Antica è partita dal basso ed è diventata un simbolo nonché l’unica manovra ambientale della nostra città.
Sì, unica manovra ambientale, perché la Capitale è stretta nella morsa del cemento e dello sviluppo insostenibile da tantissimo tempo e rispetto alle previsioni urbanistiche (70 milioni di metri cubi  del PRG di Roma) non si vede la luce fuori dal tunnel: l’Agro Romano è nuovamente sotto attacco, dopo i progetti del nuovo Piano Regolatore arrivano i bandi speciali del Comune di Roma sull’Housing Sociale e sui Casali agricoli, nonché la realizzazione dei due nuovi stadi della Roma e della Lazio in aree di pregio agricolo e di esondazione del Tevere; le ville storiche, i parchi, le aree verdi subiscono profonde ferite legate sia alla loro “commercializzazione” che alla concomitante incapacità di gestione e di manutenzione da parte dell’amministrazione; la sproporzionata espansione della città oltre a comportare un grave consumo di suolo (ed in molti casi inutile vista la “depressione” demografica) non è seguita dalla necessaria realizzazione delle opere infrastrutturali, di qui il conseguente aumento del traffico e dello smog; il rientro di ingenti capitali “scudati” incentiva gli investimenti sul “mattone privato” a discapito delle esigenze pubbliche. L’elenco è lungo ma in sintesi questo sviluppo ha un unico denominatore: il deficit di democrazia. Basta segnalare l’evidente mancata partecipazione dei cittadini alle trasformazioni urbane della città e dunque l’assenza del necessario coinvolgimento di tutti, nelle scelte di sviluppo del proprio territorio. Ecco perché serve una rete di persone – unite - per il rispetto della legalità, per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela del paesaggio, per i diritti degli animali e la conservazione della natura. Dalla difesa di questi principi dipende la nostra qualità della vita ed il futuro delle prossime generazioni.

Massimiliano Di Gioia

Presidente dell’Associazione Colle della Strega

Data: 12/02/2010
Autore: Associazione Colle della Strega
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